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The digital divide arguments for and against…
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The digital divide arguments for and against Facebook, Google, texting,… (edição: 2011)

de Mark Bauerlein

MembrosResenhasPopularidadeAvaliação médiaMenções
1226179,864 (3.23)2
Collects writings by leading thinkers and cultural commentators on the pros and cons of the social media revolution, covering topics ranging from reading skills and attention spans to cyberbullying and the digital playground.
Membro:nielsnej
Título:The digital divide arguments for and against Facebook, Google, texting, and the age of social networking
Autores:Mark Bauerlein
Informação:New York, NY : Jeremy P. Tarcher/Penguin, c2011.
Coleções:Film
Avaliação:
Etiquetas:Nenhum(a)

Work Information

The Digital Divide: Arguments for and Against Facebook, Google, Texting, and the Age of Social Networking de Mark Bauerlein

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Mostrando 1-5 de 6 (seguinte | mostrar todas)
Chi non ha un profilo su un social network? Chi usa lo smartphone solo come telefono cellulare ?Chi accende il personal computer, fisso, portatile o tablet che sia, solo per motivi professionali o di studio? Se avessi un pubblico davanti a me, nessuno alzerebbe un dito per rispondere positivamente al mio quesito e anch’io farei altrettanto! Tutti siamo armati di un mezzo che ci catapulta in un mondo che da reale è diventato virtuale, anzi no, un universo che è tanto sociale che spesso si tramuta in qualcosa di patologico.

Basta guardarsi attorno in qualsiasi ambito, locali pubblici, mezzi di trasporto e per strada per realizzare che la gente ha perso l’abitudine di parlare, tutti intenti ad armeggiare con lo smartphone.
Pare che non si possa vivere senza un costante contatto con il mondo virtuale, qualsiasi esso sia e sempre a discapito delle buone chiacchierate tra amici e dei rapporti personali, con il rischio di cadere vittima della sindrome di Hikikomori, termine giapponese dalle parole hiku "tirare" e komoru “ritirarsi" e la cui traduzione letterale è “stare in disparte, isolarsi” recentemente associato anche all’abuso di internet.

Ma questa patologia del Sol Levante non è l’unica, c’è anche il FOMO (Fear Of Missing Out), ovvero la paura di essere emarginati ed al quale sono legati molti utenti dei social network che non vogliono perdersi nulla dei profili dei propri amici, veri o virtuali che siano e temono di essere tagliati fuori da tutto quanto fa tendenza. Purtroppo c’è anche spazio, tanto cyber spazio per chi vuol farsi veramente male, il Dark Net, una grossa fetta di mondo virtuale, dagli esperti stimata 500 volte più grande rispetto al web, dove è possibile muoversi liberamente nell’illecito, dove pedofili e terroristi trovano un ambiente fertile, che si tramuta in una sorta di mercato nero per trafficanti d’armi e di droga.

Ma come è possibile tutto questo? Uno dei modi più seguiti è quello di accedere alla Dark Net per mezzo di Tor, un software che fa rimbalzare il traffico dati tramite vari sistemi crittografici e che garantisce l’anonimato degli utenti rendendo invisibile l’indirizzo IP del computer.
Sicuramente è inquietante sapere che nel ventunesimo secolo sia possibile muoversi così liberamente in siti altamente pericolosi soprattutto per i giovani, senza che si possa bloccarne il traffico da parte degli organi competenti. Il mondo della tripla W ha aperto un universo sconfinato, che comunque bisogna saper dosare con saggezza ed intelligenza per non correre il rischio di cadere nelle maglie di quella che si presenta come una nuova dipendenza e che può avere forti ripercussioni sull’autostima di utenti di qualsiasi età.

Scorrete i file degli scaffali dei libri su GoodReads alla voce "social networking" e vi renderete conto di quanti libri in tutte le lingue si occupano di questo argomento. Il mondo è diventato davvero un "social network" in tutti i suoi aspetti umani, sociali, politici, culturali, religiosi ... Puoi sapere tutto di tutti in maniera immediata se non addirittura prima che gli eventi accadano. In effetti le chat, gli sms, i tweet, le connessioni creano i fatti anticipandoli in "bits & bytes", in una vera e propria ragnatela nella quale chi segue resta imbrigliato senza comprendere bene cosa stia accadendo.

Nel giro di poche ore sono assicurati mutamenti e contraddizioni. La verità non verrà mai acquisita, la post-verità prenderà il suo posto, diventando un "post", la fotografia di un momento destinato ad allungarsi e diluirsi senza fine nel tempo e nello spazio. Ho letto questo libro uscito solo qualche anno fa e mi sono reso conto che molte delle cose che dice sono già obsolete. Tutto è destinato a cambiare perchè ogni cosa è "social", vale a dire mutabile, volatile, liquida. Se e quando tutto questo cambierà non è facile a dirsi. Sopratutto difficile dire come questa "socialità" evolverà ... Chi vivrà, vedrà ... ( )
  AntonioGallo | Nov 2, 2017 |
This definitive work on the perils and promise of the social- media revolution collects writings by today's best thinkers and cultural commentators, with an all-new introduction by Bauerlein.
  BCE_Library | Sep 10, 2015 |
It's hard for me to review this book because I came at it expecting something different than what I got. I should know better than to judge based on title, but I was expecting a book dealing with economic disparity and our media culture. Instead, I got a fairly basic (to me as someone with a masters in this subject) collection of older literature focused on the different effects of media on the brain and culture. It is not uninteresting and those without much knowledge of the subject may get a lot out of it, but it wasn't for me. Also I think a great deal of it must be taken as historical context at this point. It's sad to consider things written in 2006 outdated, but that's how things are on a field like this. ( )
  addictivelotus | May 18, 2014 |
This is a bunch of essays written about the revolution of social media.
  Bwestpha | Dec 10, 2012 |
This is an incredible compilation of essays by significant thinkers--ten
of whom, including Mark, have been guests on the Future of Education show--on the "perils and promise of the social- media revolution," and frames the important discussions about the development of our digital culture back to 1996! There are contributions by Mark Presnky, Steven Johnson, Maryanne Wolf, Jim Gee, Gary Small, Nicholas Carr, Don Tapscott, Douglas Rushkoff, Maggie Jackson, Clay Shirky, Sherry Turkle, Henry Jenkins, Cathy Davidson, John Palfry, Tim O'Reilly, Andrew Keen, and more. From the publisher's description:
“Twitter, Facebook, e-publishing, blogs, distance-learning and other social media raise some of the most divisive cultural questions of our time. Some see the technological breakthroughs we live with as hopeful and democratic new steps in education, information gathering, and human progress. But others are deeply concerned by the eroding of civility online, declining reading habits, withering attention spans, and the treacherous effects of 24/7 peer pressure on our young.
” This is an essential read for teacher librarians and you can access Steve Hargadon’s interview with the editor at Classroom 2.0 done on May 14, 2012. ---- Review by Steve Hargadon
  davidloertscher | May 14, 2012 |
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Aviso de desambiguação
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ISBN 1101540974 is for The Tears of the Sun by S. M. Stirling
Editores da Publicação
Autores Resenhistas (normalmente na contracapa do livro)
Idioma original
CDD/MDS canônico
Canonical LCC

Referências a esta obra em recursos externos.

Wikipédia em inglês

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Collects writings by leading thinkers and cultural commentators on the pros and cons of the social media revolution, covering topics ranging from reading skills and attention spans to cyberbullying and the digital playground.

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Resumo em haiku

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Melvil Decimal System (DDC)

303.48 — Social Sciences Social Sciences Social Processes Social change Causes of change

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