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Piers Paul Read

Autor(a) de Alive: The Story of the Andes Survivors

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About the Author

Image credit: www.vjbooks.com

Obras de Piers Paul Read

The Templars (1999) 1,367 cópias
Alice in Exile (2001) 115 cópias
The Death of a Pope (2009) 112 cópias
Married Man (1979) 87 cópias
On the third day (1990) 78 cópias
The Free Frenchman (1988) 60 cópias
Polonaise (1976) 44 cópias
The Upstart (1973) 41 cópias
The Junkers (1968) 41 cópias
Monk Dawson (1969) 40 cópias
A Season in the West (1988) 39 cópias
Scarpia (2015) 38 cópias
The Misogynist (2010) 37 cópias
A Patriot in Berlin (1995) 36 cópias
The Villa Golitsyn (1981) 33 cópias
Knights of the Cross (1997) 27 cópias
The Professor's Daughter (1971) 26 cópias
The Patriot (1996) 10 cópias
Wisdom (1999) 9 cópias
Quo Vadis? (1991) 1 exemplar(es)
Gli uomini d'oro (1978) 1 exemplar(es)

Associated Works

Alive [1993 film] (1993) — Original book — 34 cópias

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Se qualcuno, prendendo tra le mani questo resoconto, perché è di cronaca che stiamo parlando e non certamente di fiction, pensa di trascorrere qualche ora tra zombi, cannibali ed umani assetati di sangue, allora è meglio che lo riponga nello scaffale in cui lo ha preso ed orienti la sua scelta ad un genere differente. Va detto che Piers Paul Read ha una particolare predisposizione a trasporre fatti realmente accaduti in parole, suoi sono, infatti, anche “Catastrofe” (1994), che racconta la tragedia nucleare di Chernobyl, e la “Vera storia dei templari” del 1999. Tabù (titolo originale Alive: the story of the Andes survivors) è la narrazione, puntale, feroce, cruda, emotiva, talvolta sofferente, a tratti cinica, di un fatto realmente accaduto. Così umanamente disumana come vicenda da ispirare più di un film: “I sopravvissuti delle Ande” del 1976 per la regia di René Cardona e “Alive – Sopravvissuti” (1993) per la regia di Frank Wilson Marshall.
La penna di Read parte con il disegnare vite quotidiane, relazioni sociali, le complicità di un gruppo di giovani studenti universitari. Un bel quadretto che si allarga agli amici, alle loro famiglie. Insomma, gente come noi, come loro, come voi. C’è, infatti, su quel volo della Fuerza Aérea Uruguaya decollato da Montevideo e diretto a Santiago del Cile un’intera squadra di rugby, gli Old Christians Club. Quarantacinque anime, se consideriamo amici e parenti. Read la fa sembrare una bella gita: lazzi, battute, sorrisi. E una bella gita lo è o almeno lo dovrebbe essere, se non fosse che attraversando la Cordigliera delle Ande, investito da una non inusuale perturbazione australe, il comandante perde la bussola, o sarebbe meglio dire l’altimetro. Fatto fatale. L’aereo si schianta a oltre 3.600 metri di quota, tra la neve ed il ghiaccio, sprofonda in un mondo freddo dove la temperatura scende a 30 gradi sotto lo zero più velocemente di quanto un ascensore scenda di trenta piani, a fronte del fatto che chi sopravvive all’impatto (muoiono in 17 tra il momento dell’impatto ed il giorno seguente allo stesso) deve cavarsela, in quell’ottobre del 1972, con le magliette portate appresso per una Montevideo che in quella stagione si bea di tiepide giornate di venti gradi.
Ci si arrangia per sopravvivere. È questo il vero racconto. A tratti, Read pare faccia quasi un inventario di azioni, come le cure dispensate da Canessa e Zerbino, studenti in medicina, o come la conta delle razioni alimentari che finiscono quasi subito. Un freddo elenco che talvolta iberna un po' la narrazione, ma che rende più letargico anche chi legge, quasi che nella scrittura l’autore lo volesse intorpidire con quello stesso freddo che i protagonisti devono patire per mesi, sino alla fine di dicembre, dato che ormai per il mondo quei ragazzi sono fantasmi ormai perduti nell’oblio.
E di morti ce ne sono. Saranno proprio loro, umani irrigiditi da un freddo che ne blocca il disfacimento, quasi come fossero carne in un congelatore, a rendere possibile che altri, i sopravvissuti, vivano. Sì, esatto. Carne. Carne umana. Quella che terrà in vita chi tornerà a casa, una vita che per molti vale più di un’etica dove, costi quel che costi, uomo non mangia uomo, amico non mangia amico, fratello non mangia fratello. Un’etica che comunque qualcuno rifiuterà di abbandonare. Niente cannibali quindi, ma disperati abbandonati dalla civiltà ed adottati dal puro cinico spirito di sopravvivenza. Read, che a tratti accelera nei tempi del racconto per poi tornare ad essere contabile della tragedia che descrive, fa il suo lavoro di cronista. Ne più, ne meno. Interessante.

Pubblicato su: https://www.territoridicarta.com/blog/tab%C3%B9-di-piers-paul-read-la-narrazione...
https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/
… (mais)
 
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Sagitta61 | outras 63 resenhas | Apr 14, 2023 |
 
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LarkinPubs | Mar 1, 2023 |
En el año 1972 partió de Montevideo, con destino a Santiago de Chile, un avión Fairchild F227 de las Fuerzas Aéreas uruguayas en el que viajaba un equipo de rugby y sus acompañantes. Pero en realidad les aguardaba un destino muy distinto del que ellos habían proyectado. Las infernales condiciones meteorológicas determinaron la catástrofe, y el aparato se estrelló en Los Andes.
Sólo dieciséis de los cuarenta y cinco pasajeros que viajaban en el avión sobrevivieron al accidente y a los casi tres meses de indescriptibles rigores que compartieron con el hambre, el frío y el dolor. Sin otras provisiones, se vieron obligados a enfrentarse al horror de alimentarse con la carne de sus compañeros muertos, en un acto desesperado con conservar la vida. ¡Viven! relata con toda suerte de detalles esta escalofriante peripecia y la de los familiares que en ningún momento dejaron de buscarlos.… (mais)
 
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Natt90 | outras 63 resenhas | Feb 28, 2023 |
This is the gripping, dramatic, grim and thought-provoking account of a group of young Uruguayan rugby players and their family and friends stranded in the snow capped Andes after their plane crashed when the pilot misjudged his location and wrecked his aircraft one day in October 1972. A number of passengers and crew perished in the crash itself or died of their injuries shortly thereafter. Even so there were some 29 survivors at this point of the original 45 passengers and crew. The survivors had very little food to share among them while waiting to be rescued, and soon they faced the inevitability of death .....until they took the shocking but necessarily life-saving step of eating the bodies of their dead friends and fellow passengers and crew. The account of these events is very detailed and entirely matter of fact and unsensationalised. It would be easy to be appalled and disgusted by this, but without this recourse, there have been no eventual survivors at all. In the end, after the deaths of 8 in an avalanche, and a further few from a combination of injuries and malnutrition, 16 of the boys eventually made it, after two of them managed to find a way out of the barren area where they were stranded by scaling a mountain, and raised the alarm. This is a great and almost spiritual account of reportage, written only two years after the events from the accounts of the survivors.… (mais)
 
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john257hopper | outras 63 resenhas | Oct 17, 2022 |

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